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Rkomi, «A Milano»:
non per vendere, per raccontare.

Otto tracce in meno di venti minuti, dieci anni dopo «Dasein Sollen»: Rkomi torna a Calvairate con i beat di Robert Ner e un'intro che dice la verità sulla strada che si è lasciato alle spalle.

10 ottobre 2026Redazione DroppaLettura 5 min
Rkomi, «A Milano». Copertina © Rkomi / Universal Music Italia
Rkomi, «A Milano». Copertina © Rkomi / Universal Music Italia

Il primo suono di «A Milano» non è un beat, è una voce che parla. In «Sotterraneo» Rkomi dice di essere stato per strada per metà della vita, dagli undici anni in poi, e che dopo aver smesso di vivere a Calvairate come prima ha pensato di non poter più rappare. È la verità sulla strada che si è lasciato alle spalle, detta prima di qualsiasi rima. Da lì partono otto tracce in meno di venti minuti che non servono a vendere: servono a raccontare.

Il disco

L'EP è uscito venerdì 9 ottobre 2026 per Island Records, otto brani inediti, a dieci anni esatti da «Dasein Sollen», l'EP del 2016 con cui Rkomi ha iniziato il suo percorso discografico. Lo ha annunciato con un video in cui alcuni ragazzi incappucciati attaccano un manifesto rosso con il titolo, un richiamo alla copertina di «Dasein Sollen», come racconta All Music Italia. In copertina una vecchia Panda rossa, che a Rockol è valsa il paragone con la GNX di Kendrick Lamar.

La tracklist è corta e tutta firmata, in produzione, da Robert Ner, nome d'arte di Roberto Lamanna, da solo o con altri: «Sotterraneo (intro)» con Riccardo Zangirolami, «Carica» con Junior K, «Ferita» con Noya, «Crazy Crazy», «Da palazzo a palazzo» con Promessa e la produzione di IDUA, «A mezz'ora da Milano» con Khodi, «Hakeem» con Noyz Narcos e in chiusura «Calvairate California». Tre ospiti, due della scena nuova e uno che la scena l'ha vista nascere. Durata, secondo Rockol, poco meno di venti minuti.

«Sotterraneo»: la verità prima delle rime

L'intro è la chiave di tutto. Rkomi non apre con un pezzo, apre con un discorso: la strada dagli undici anni, metà della vita passata lì, e il dubbio che senza quel quartiere addosso non si possa più rappare. Il parlato poi torna in altri punti dell'EP, in testa e in coda ai brani, come un filo che tiene insieme le tracce. È una scelta che spiega il titolo: «A Milano» non è un disco sulla città, è un disco su cosa resta della città in chi se n'è andato.

I fatti dietro quelle parole stanno nella sua biografia. Nato e cresciuto a Calvairate, quartiere popolare di Milano, a diciassette anni ha lasciato la scuola ed è andato a vivere da solo nella casa in cui era cresciuto, come ricorda RSI. Prima degli album c'è stato il «Calvairate Mixtape», poi «Dasein Sollen» nel 2016 e «Io in terra» nel 2017, con Marracash direttore artistico. A Rockol ha spiegato che anche quando un rapper rappa solo di quanto si sta divertendo «c'è qualcosa di un po' più profondo in corso»: è la frase che descrive meglio questo EP.

Beat crudi che restano in testa

I beat sono crudi, ma restano in testa. Il merito è di Robert Ner, che firma o co-firma tutte le otto tracce e dà all'EP un suono unico pur cambiando registro: Rapteratura le descrive come produzioni che vanno dalla Jersey a sonorità più classiche. Sono basi che non addolciscono niente, eppure i pezzi si fissano lo stesso: è questo l'equilibrio che tiene in piedi l'EP.

Dentro ci sono citazioni che raccontano dove Rkomi vuole collocarsi. In «Carica» un richiamo a «Motorini» di Achille Lauro; in «Da palazzo a palazzo», con Promessa, un rimando a «Sissignore», pezzo suo del 2016; in «Hakeem», con Noyz Narcos, i nomi di Big L, Tupac, Rakim e Notorious, come nota Rapteratura. «A mezz'ora da Milano» con Khodi e la chiusura «Calvairate California» riportano tutto al quartiere.

Dieci anni, da Calvairate a Sanremo e ritorno

Il percorso che l'EP celebra non è stato lineare. Dopo i primi dischi rap, Rkomi è arrivato al Festival di Sanremo nel 2022, sull'onda di «Taxi Driver», e ci è tornato una seconda volta; il suo nome, per qualche anno, è stato associato al pop più che al rap. Nel 2025 è uscito «decrescendo», che Cromosomi legge come il disco in cui gli strascichi di rap erano già tornati, e di cui «A Milano» sarebbe il proseguimento naturale.

Visto così, il senso dell'operazione è chiaro: un EP breve, con tre ospiti e un'intro parlata, che serve a dire da dove arriva prima di dire dove va. Non per vendere, per raccontare. Il titolo del post con cui lo abbiamo messo in evidenza era questo, ed è anche il motivo per cui lo abbiamo scelto tra le uscite di quella settimana.

Dal vivo: cinque sere al Fabrique

L'EP ha anche una casa dal vivo. A novembre Rkomi fa cinque concerti al Fabrique di Milano, il 3, 4, 11, 13 e 24: i primi quattro erano già esauriti a luglio, quando ha aggiunto il quinto «a grande richiesta», scrive Sky TG24. In scaletta solo brani da «Dasein Sollen», «Io in terra», «Ossigeno» e «A Milano»: niente Sanremo, niente «Taxi Driver». Il suo annuncio, sui social, era una riga: «Milano balla la mia bachata».

È il completamento del discorso dell'EP. Un disco che parte da «Sotterraneo» e finisce a «Calvairate California» ha senso solo se portato nella città da cui parla, davanti a chi c'era dieci anni fa.

I numeri

Nella settimana d'uscita, la 42 FIMI dal 9 al 15 ottobre, l'EP non è entrato nella top 20 album, mentre «Carica» ha debuttato al numero 96 tra i singoli, secondo All Music Italia. Per un artista che ha fatto Sanremo due volte sono numeri piccoli, e sono coerenti con un progetto che non è stato costruito per la classifica: otto tracce, meno di venti minuti, un'intro parlata.

Il modo giusto per ascoltarlo è dal primo secondo di «Sotterraneo» all'ultimo di «Calvairate California», senza saltare il parlato, perché è lì che sta il disco. La domanda che abbiamo lasciato sotto il post vale ancora: qual è la traccia che resta addosso.